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Codice della Strada: nessuno sconto per le violazioni continuate della stessa disposizione

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Newsletter dell'11 aprile 2011

Codice della Strada: nessuno sconto per le violazioni continuate della stessa disposizione 

Premessa

Nel diritto penale, in presenza di più violazioni della stessa disposizione di legge (ad es., una serie di furti perpetrati in tempi diversi), opera il cd. “principio della continuazione”: anziché applicare tante condanne quante sono state le violazioni, si applica la sanzione prevista per il reato commesso, aumentata sino al triplo.

Nella sanzioni amministrative tale principio non è espressamente previsto, per cui ci si chiede se, per analogia, possa applicarsi lo stesso trattamento (sanzione aumentata sino al triplo anziché cumulo delle sanzioni) in caso di reiterate violazioni della stessa norma sanzionatrice: se, ad esempio, vengo pizzicato dal “tutor” in diversi tratti autostradali, mi vedrò recapitare tanti verbali quante sono state le violazioni o un solo verbale contenente la contravvenzione per l’eccesso di velocità, aumentata sino al triplo?

A tale domanda ha recentemente risposto la Cassazione. Vediamo come.

Il caso

A seguito di ricorso avverso tre distinti verbali di accertamento elevati dal Comando di Polizia municipale di Bologna (tutti per violazione del divieto di transito in zona a transito limitato del Comune di Bologna), il giudice di pace, con sentenza del dicembre 2004, rigettava, in via principale, l'opposizione proposta, dichiarava sussistenti giusti motivi per la riduzione dell'importo dovuto all'opposta pubblica amministrazione entro il limite del minimo edittale e compensava tra le parti le spese del giudizio.

Avverso la suddetta sentenza del giudice di pace di Bologna ha proposto ricorso per cassazione il contravventore, sostenendo che, nella fattispecie, dovesse applicarsi una sola sanzione aumentata fino al triplo, trattandosi della stessa tipologia di infrazione e non il cumulo di sanzioni.

La decisione

La Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile, con sentenza n. 5252, depositata il 4 marzo 2011, rigetta il ricorso.

In tema di sanzioni amministrative pecuniarie - afferma la Suprema Corte -, l'articolo 8 della legge 689 del 1981 prevede il cumulo cosiddetto "giuridico" delle sanzioni per le sole ipotesi di concorso formale, omogeneo od eterogeneo, di violazioni, ossia nelle ipotesi di più violazioni commesse con un'unica azione ad omissione; non lo prevede, invece, nel caso di molteplici violazioni commesse con una pluralità di condotte. In tale ultima ipotesi non è applicabile per analogia la normativa in materia di continuazione dettata per i reati dall'articolo 81 del codice penale.  

Pertanto – conclude la Cassazione -, nell'attuale quadro normativo, l'unificazione, ai fini dell'applicazione della sanzione, nella misura massima del triplo di quella prevista per la violazione più grave, in ordine a plurime trasgressioni di diverse disposizioni o della medesima disposizione, riguarda esclusivamente l'ipotesi in cui la pluralità delle violazioni discenda da un'unica condotta e, quindi, non opera nel caso di condotte distinte.

Il commento

Sentenza in “giuridichese stretto” che afferma, molto correttamente, l’inapplicabilità del trattamento di favore previsto dal codice penale in materia di sanzioni amministrative.

La legge n.689 del 1981 sulle sanzioni amministrative prevede la disciplina della “continuazione” solo per le violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, evidenziando, così, l'intento del legislatore di non estendere detta disciplina ad altri illeciti amministrativi: la differenza qualitativa tra illecito penale e illecito amministrativo, infatti, non consente che, attraverso l'interpretazione analogica, le norme di favore previste in materia penale possano essere estese alla materia degli illeciti amministrativi. In sostanza, la violazione amministrativa è una cosa; il reato, un’altra e ben diversa.

 
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