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Nessun risarcimento al pedone investito se è indeciso nell'attraversare la strada

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Newsletter del 20 dicembre 2010

Nessun risarcimento al pedone investito se è indeciso nell'attraversare la strada

Premessa

Si sente spesso ripetere che chi investe il pedone mentre questi è in fase di attraversamento si trova in una sorta di responsabilità “a prescindere”, in quanto è evidente che non è riuscito a porre in essere le manovre che sarebbero servite ad evitare l’urto. E questo accadrebbe anche nell’ipotesi in cui l’attraversamento stradale fosse avvenuto lontano dalle strisce.

In realtà le cose stanno diversamente. Una sentenza della Cassazione depositata alcuni giorni fa ci chiarisce le idee a proposito dei comportamenti da mantenere quando si attraversa la strada.

Il caso

Con sentenza del 20 maggio 2005 la Corte d’appello di Napoli, in accoglimento dell’appello proposto dalla compagnia assicuratrice avverso la decisione del locale Tribunale, rigettava la richiesta di risarcimento proposta dagli eredi di una persona deceduta nel 1996 a seguito di incidente stradale mentre attraversava una via cittadina.

Osservavano i giudici di appello che unico responsabile dell’incidente doveva considerarsi il pedone che era stato travolto dall’autovettura.

Il Tribunale di Napoli, sottolineava la Corte territoriale, era, invece, giunto ad una sentenza di condanna in sede civile, stravolgendo l’accertamento dei fatti compiuto in sede penale: la Corte d’appello penale, infatti, con sentenza del febbraio 2001, aveva precisato che “l’incidente si verificò solo perché il pedone, dopo essere sceso dal marciapiede, accingendosi ad attraversare, avvistata l’auto, vi risalì per poi rinunciarvi e poi, distrattamente, ridiscese ed andò ad urtare contro la fiancata destra del veicolo”.

I giudici penali, pertanto, avevano concluso che l’investimento fosse ”da ascrivere ad esclusiva colpa del pedone” in quanto “il pedone nell’indietreggiare aveva chiaramente manifestato il proposito di non più procedere all’attraversamento”, sicché doveva essere esclusa ogni indecisione del pedone stesso.

Avverso la sentenza della Corte d’appello, pertanto, ricorrono ora gli eredi del pedone nell’intendimento di ripristinare la condanna al risarcimento in loro favore ottenuta in primo grado e revocata in secondo.

La decisione

La Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, con sentenza n.24862, depositata il 9 dicembre 2010, rigetta il ricorso.

Nel caso di specie – afferma la Suprema Corte -, il giudice civile non si è limitato a richiamare gli accertamenti compiuti in sede penale, ma ha espressamente dichiarato di condividerli, così compiendo un autonomo e diverso giudizio in sede civile.

In tal modo – taglia corto la Cassazione - i giudici di appello hanno confermato, sia pure sulla base degli accertamenti compiuti in sede penale, che il comportamento del pedone era stato del tutto imprevedibile, sicché nessuna responsabilità poteva essere addebitata al conducente dell’autovettura che non fu in grado di compiere alcuna manovra d’emergenza al fine di evitare 1’ incidente.

Il commento

La decisione appena esaminata si pone in linea di continuità con la giurisprudenza della Cassazione la quale, molto opportunamente, sostiene che laddove la condotta mantenuta dal pedone in fase di attraversamento possa configurarsi del tutto imprevedibile, sì da rendere sostanzialmente inevitabile l’investimento, non si può ravvisare alcuna responsabilità da parte del veicolo investitore e, conseguentemente, non potrà farsi luogo a nessun risarcimento per le lesioni riportate in occasione del sinistro.

Secondo qualche “ardito” interprete, peraltro, poiché, in tal caso, è il pedone ad avere, in pratica, causato l’incidente, il proprietario della vettura speronatrice potrà a questi rivolgersi per chiedere i danni riportati al mezzo.

Anche in considerazione del periodo natalizio si ritiene opportuno, tuttavia, rimandare l’esame di questa malinconica casistica forense.

 

 
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